Il diritto di un bambino di dare il proprio contributo...
Un bebè contribuisce cercando di farvi sorridere e facendo lo spiritoso. Quando sarà cresciuto un po’ ballerà per voi, vi porterà dei legnetti, tenterà di ripetere i movimenti che fate lavorando per aiutarvi. Se non accettate quei sorrisi, quei balletti, quei pezzetti di legno, quei movimenti nello spirito in cui vi vengono offerti, state iniziando a interrompere il contributo del bambino. A questo punto comincerà ad essere in ansia. Farà cose strane e sbadate con i vostri oggetti tentando di renderli “migliori” per voi. Voi lo sgridate e questo gli dà il colpo di grazia.
A questo punto entra in gioco un altro fattore, e cioè i dati. Come può un bambino sapere che contributi dare a voi, alla sua famiglia o alla casa, se non ha la minima idea dei principi operativi su cui essa si basa?
Una famiglia è un gruppo con lo scopo comune della sopravvivenza e del progresso. Il bambino a cui non si permette di contribuire o che non riesce a comprendere gli obiettivi e i principi operativi della vita familiare, è lasciato andare alla deriva dalla famiglia. Gli si dimostra che non fa parte della famiglia perché non sa e non può contribuire, e quindi lui inizia ad opporsi alla famiglia. Questo è il primo passo sulla strada che lo porterà ad essere asociale. Rovescia il latte, disturba i vostri ospiti e grida davanti alla vostra finestra “per gioco”. Giunge persino ad ammalarsi semplicemente per farvi lavorare. Mostrandogli che non è sufficientemente in grado di contribuire, gli si dimostra che è una nullità.
Finché il bambino è molto piccolo non potete fare altro che accettare i suoi sorrisi, i suoi balletti, i suoi pezzetti di legno, ma non appena un bambino è in grado di capire, gli si dovrebbe spiegare tutto il funzionamento della famiglia.
Da dove viene il suo sostentamento? E il cibo? I vestiti? Una casa pulita? Una macchina?
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